Buddhismo Chan

Dal Buddhismo Chan al Chan Taiji

L’intento di comprendere o almeno avvicinarsi alla scelta che ha condotto il M° Wang Zhi Xiang a raccogliere sotto il nome di “Chan Taiji” i suoi insegnamenti suggerisce l’opportunità di considerare, in premessa, qualche basilare elemento conoscitivo sul complesso fenomeno spirituale e culturale del Buddhismo Chan.

Il termine Chan si dice racchiuda un ampio arcipelago di scuole, dottrine e lignaggi del Buddhismo cinese che riferiscono al mitico monaco indiano Bodhidharma, ritenuto capostipite di quell’imponente processo storico.

Il Buddhismo indiano Mahayana (o Grande Veicolo) portato da Bodhidharma, seconda delle tre principali correnti buddhiste insieme all’Hinayana (o Piccolo Veicolo) e al Vajrayana (o Veicolo del Diamante), si contaminò ecletticamente con le grandi correnti filosofiche e spirituali della storia cinese, il Daoismo (o Taoismo) e il Confucianesimo.

Come curiosità culturale, si può ricordare che dal Chan cinese derivarono successivamente le scuole dello Zen giapponese, del Son coreano e del Thien vietnamita.

Il termine Chan deriverebbe dalla traslitterazione del sanscrito Dhyana o Meditazione e la sua affermazione in quanto “Scuola” avvenne attorno alla metà del VII° secolo, in epoca Tang.

Il fondamento filosofico consiste nella convinzione “che l’illuminazione sia già data, appunto ab origine, e che nel corso della vita, a causa delle contaminazioni che si accumulano via via, essa venga oscurata e dimenticata, sebbene rimanga comunque pura nella sua essenza” (Aldo Tollini, 3 maggio 2021, a commento del suo libro “Alla ricerca della mente. Testi del Buddhismo Chan cinese di periodo Tang”. Ed. Astrolabio Ubaldini 2021).

I “quattro sacri versi” attribuiti direttamente al monaco Bodhidharma possono risultare illuminanti:

Una speciale tradizione esterna alle Scrittura

Non dipendente dalle parole o dalle lettere

Che punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo

Che vede dentro la propria natura e raggiunge la Buddhità

La Scuola Chan

Il M° Wang Zhi Xiang ha prima acquisito e consolidato l’eccellente patrimonio di insegnamento del grande M° Wang Zhuan Hong con la codifica dello Shui Xing Taiji o Taiji della Scuola dell’Acqua, dichiaratamente ispirato alla cultura tradizionale de “I Classici del Taiji” e in particolare, fra questi, all’opera di Wang Zongyue.

Di recente, con l’attivazione della Scuola Chan nella Provincia cinese dello Jangxi come nella citta di Harbin, nella smisurata pianura della Manciuria, e preparando l’atteso ritorno in Europa, il Maestro si offre di incrementare e vivificare il corredo culturale di ogni praticante consapevole della ‘Via’ – di ricerca individuale e crescita psicologica – offerta dalle tradizioni più raffinate del Neigong, del Taijiquan, della Meditazione.

Il livello medio culturale degli europei può favorire un’accoglienza positiva di questi ulteriori traguardi concettuali e pratici proposti dal Maestro. Con lo Shui Xing Taiji abbiamo affrontato la pratica all’insegna della multiforme, straordinaria duttilità dell’Acqua. Il primo dei Cinque Elementi alla cui simbologia affidarsi per condizionare e superare le rigidità delle memorie del corpo.

Attraverso gli insegnamenti di Neigong abbiamo cominciato a percepire anche l’energia peculiare degli altri Quattro Elementi. Del Legno, del Fuoco, della Terra, del Metallo. E la loro costante coesistenza. Ora, con l’apporto della visione Chan, il percorso vira verso l’alto: alla ricerca della radice dell’Essenza, a quel Vuoto che è legge primaria nell’Universo.

A ben guardare, questo percorso era già anticipato in alcuni passi del libro del Maestro, da lui curato e pubblicato con la collaborazione determinante dell’amico e allievo Carlo Born. Ad esempio, alla pagina 19 di “Come una barca sull’acqua. Il gusto del Taijiquan”, edito dalla Luni Ed. nel 2021, si legge:

“Di solito, quando si vuole imparare qualcosa, si studia regolarmente ogni giorno, ogni giorno si aggiunge qualcosa al sapere già acquisito, si procede per addizione. Coloro che seguono la Via cercano invece di tornare alla loro natura originaria, ogni giorno scremano i loro desideri, ripuliscono le impurità che stagnano nella mente, procedono per sottrazione. Guifeng Zongmi (780 – 841, famoso studioso del buddhismo Chan e quinto patriarca della scuola Huayan) disse: astenersi (jie) porta a fissare uno scopo (ding), fissare uno scopo porta all’illuminazione (bui)”.

Uno dei patriarchi del Buddhismo Chan

Contemplazione

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